INTRODUZIONE
Negli ultimi decenni il tema dei “vuoti urbani” è divenuto una delle questioni più emblematiche della pianificazione contemporanea. Gli spazi residuali, le aree dismesse, i margini in attesa di un nuovo significato non rappresentano più soltanto il segno di una crisi del modello espansivo novecentesco, ma una risorsa strategica per la rigenerazione dei centri urbani.
Se per molto tempo la pianificazione ha privilegiato l’idea di crescita e di saturazione dello spazio costruito, oggi il progetto si misura con l’incompiuto e l’inattivo, ponendo la questione della riattivazione come nuova forma di sostenibilità.
In questo contesto si inserisce il metodo proposto nella mia ricerca specialistica, condotta presso l’Università di Udine sotto la guida del prof. Sebastiano Cacciaguerra, dedicata alla
riprogettazione dei centri urbani a partire dai modelli organizzativi dei sistemi dei servizi.
L’obiettivo era elaborare un modello operativo in grado di orientare le decisioni urbanistiche in modo oggettivo, superando la logica descrittiva dei piani tradizionali e fornendo strumenti predittivi per la gestione delle risorse urbane.
Al centro del lavoro vi è l’idea che la città possa essere letta come un sistema dinamico di relazioni tra elementi fisici, sociali e funzionali, e che i vuoti urbani — lungi dall’essere scarti — costituiscano i nodi potenziali di un nuovo equilibrio.
DAL MODELLO TEORICO ALLA PRASSI URBANISTICA
L’approccio adottato parte da una constatazione: ogni città è un sistema complesso, dove variabili endogene (densità, morfologia, servizi, mobilità) e variabili esogene (dinamiche economiche, politiche, ambientali) si influenzano reciprocamente.
Costruire un
modello urbanistico significa formalizzare queste relazioni in modo da poter simulare, con un certo grado di approssimazione, gli effetti di una trasformazione.
Il modello proposto si ispira alla tradizione sistemica avviata dagli studi di Lowry (1964) e Forrester (1969), ma ne adatta i principi al contesto delle città intermedie italiane. L’obiettivo non è costruire un modello statico o puramente matematico, bensì un dispositivo di supporto alle scelte progettuali, capace di integrare dati quantitativi e letture qualitative del territorio.
Il processo metodologico si articola in cinque fasi — definizione del problema, formulazione, simulazione, convalida e applicazione — mutuando la logica della ricerca operativa.
L’assunto di base è che ogni decisione di progetto debba rispondere a un criterio di ottimizzazione: individuare la soluzione che massimizza la qualità urbana minimizzando il consumo di risorse. Tale impostazione consente di affrontare la complessità della città non come una somma di parti, ma come un sistema interdipendente, in cui ogni intervento produce effetti a cascata sulle altre componenti.
IL METODO: I VUOTI URBANI COME RISORSA
Il contributo originale della ricerca risiede nell’aver messo a punto un metodo di progettazione che assume i vuoti urbani come elementi attivi di un sistema da riequilibrare.
Questi spazi — che si tratti di aree industriali dismesse, cortili interclusi, parcheggi sottoutilizzati o interstizi tra tessuti — vengono analizzati non per la loro forma, ma per la loro
posizione funzionale rispetto alla rete dei servizi urbani.

L’ipotesi di lavoro è che la distribuzione dei servizi rappresenti la vera ossatura della città e che i vuoti possano essere reinterpretati come “spazi di opportunità” per ottimizzare tale rete.
Il metodo operativo prevede sei fasi principali:
- Individuazione dei vuoti urbani attraverso analisi morfologica e cartografica;
- Definizione del servizio da ottimizzare, selezionato in base alle carenze funzionali (scuole, verde, mobilità dolce, attrezzature sociali);
- Calcolo del baricentro ideale del servizio, determinato secondo criteri di accessibilità e prossimità;
- Ricognizione delle aree dismesse compatibili con il baricentro individuato;
- Verifica dell’idoneità delle aree, considerando vincoli, dimensioni e relazioni infrastrutturali;
- Reiterazione del modello, fino al raggiungimento di una configurazione di equilibrio tra domanda e offerta di servizi.
Il risultato è un processo replicabile che traduce la riflessione urbanistica in strumento operativo, trasformando i vuoti in dispositivi di riequilibrio spaziale e funzionale.
UDINE COME CASO DI “CITTÀ INTERMEDIA”
La sperimentazione del metodo è stata condotta su Udine, città di medie dimensioni che esprime in modo paradigmatico le problematiche delle
città intermedie italiane: un centro storico compatto, un sistema produttivo diffuso e una periferia segnata da frammentazioni e dismissioni.

L’analisi ha consentito di individuare i principali vuoti all’interno del tessuto urbano, distinguendo quelli derivanti da trasformazioni economiche (ex aree industriali), da mutazioni sociali (spazi pubblici sottoutilizzati) e da discontinuità morfologiche (margini o interstizi).
Applicando l’algoritmo concettuale di ottimizzazione, si è potuto verificare come l’introduzione di determinati servizi in posizioni strategiche — ad esempio centri di prossimità, poli culturali o spazi verdi — generasse un miglioramento misurabile in termini di accessibilità e distribuzione funzionale.
Il modello ha inoltre mostrato la possibilità di una pianificazione
incrementale, basata su interventi puntuali ma coerenti tra loro, capaci di ricucire la città attraverso una logica di piccoli centri di servizio interconnessi.
Udine diventa così laboratorio di una nuova idea di urbanità, in cui la rigenerazione non passa dalla grande trasformazione, ma da un insieme di micro-interventi sistemici.
DISCUSSIONE: DAL MODELLO ALLA POLITICA URBANA
Il valore di questo approccio risiede nella sua adattabilità ai contesti contemporanei. La città intermedia, a differenza della metropoli o del piccolo centro, si trova oggi in una condizione di tensione: non abbastanza grande per sostenere sistemi infrastrutturali complessi, ma sufficientemente densa da risentire delle inefficienze del modello espansivo.
In questo scenario, la metodologia dei vuoti urbani come risorsa si configura come strumento per orientare politiche di rigenerazione sostenibile e riduzione del consumo di suolo.
Il metodo dialoga perfettamente con le linee introdotte dal legislatore regionale in Friuli Venezia Giulia — in particolare con la L.R. 8/2025 “Bonus Casa FVG” e i relativi bandi per il recupero del patrimonio edilizio — che pongono tra le priorità la valorizzazione del costruito esistente e l’efficientamento dei centri consolidati.
In questo senso, il modello proposto nella ricerca anticipa una logica oggi centrale nelle politiche europee: quella del
riuso adattivo e dell’ottimizzazione funzionale del tessuto urbano.
L’uso dei modelli sistemici e delle simulazioni territoriali (GIS, strumenti parametrici, algoritmi di accessibilità) permette inoltre di superare la visione puramente descrittiva del piano, integrando analisi quantitative con valutazioni progettuali e ambientali.
Si apre così la prospettiva di una pianificazione fondata su dati, ma orientata alla qualità dello spazio vissuto.
CONCLUSIONI
Riprogettare i centri urbani a partire dai loro vuoti significa abbandonare l’idea della città come somma di edifici per concepirla come un sistema relazionale, dove ogni spazio — pieno o vuoto — partecipa alla costruzione del senso urbano.
Il modello sistemico proposto nella mia ricerca rappresenta un tentativo di coniugare rigore metodologico e sensibilità progettuale, restituendo alla pianificazione la sua funzione originaria: quella di interpretare, e non solo di normare, la città.
Nel contesto attuale, segnato dalla necessità di rigenerare e non di espandere, il vuoto assume un valore etico e ambientale oltre che urbanistico: diventa lo spazio della possibilità, della restituzione e dell’immaginazione.
Ripartire dai vuoti significa quindi ricostruire il rapporto tra la città e se stessa, secondo una logica non di riempimento, ma di equilibrio dinamico tra funzioni, servizi e qualità dello spazio pubblico.
RIFERIMENTI ESSENZIALI
Von Thünen,
Der isolierte Staat, 1826.
Christaller,
Die zentralen Orte in Süddeutschland, 1933.
Lowry,
A Model of Metropolis, 1964.
Forrester,
Urban Dynamics, 1969.
Dusso, P.,
La riprogettazione di centri urbani a partire dai modelli organizzativi dei sistemi dei servizi, Università di Udine, 2013.