Nuove costruzioniRISTRUTTURARE O DEMOLIRE? LA VERITÀ SCOMODA SUI COSTI DELLE CASE ITALIANE

RISTRUTTURARE O DEMOLIRE? LA VERITÀ SCOMODA SUI COSTI DELLE CASE ITALIANE

L’Italia possiede uno dei patrimoni immobiliari più estesi e, allo stesso tempo, più anziani d’Europa. Milioni di abitazioni sono state costruite prima degli anni Settanta, in un periodo in cui concetti oggi fondamentali come isolamento termico, efficienza energetica, sicurezza sismica e corretta integrazione degli impianti erano assenti o affrontati secondo criteri completamente diversi da quelli attuali.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: edifici che consumano troppo, si riscaldano male, presentano problemi di umidità, impianti obsoleti e strutture difficili da adattare alle esigenze contemporanee.

Nonostante ciò, il mercato italiano continua a concentrare la maggior parte degli investimenti sul recupero dell’esistente. Secondo i dati Cresme, la manutenzione e la riqualificazione rappresentano una quota largamente prevalente del mercato delle costruzioni, mentre la nuova edificazione rimane marginale.

In parte è comprensibile. Recuperare un edificio consente di limitare il consumo di suolo, conservare l’identità dei luoghi e valorizzare immobili che possiedono caratteristiche architettoniche, storiche o affettive difficilmente riproducibili.

Ma esiste anche un’altra faccia della medaglia.

Molti interventi non sono vere riqualificazioni, ma una successione di opere parziali: si cambiano i serramenti senza risolvere i ponti termici, si sostituisce la caldaia senza ridurre le dispersioni, si rifanno i pavimenti lasciando intatti gli impianti sottostanti, si installa il fotovoltaico su edifici che continuano a consumare enormi quantità di energia.

È quella che potremmo definire la frenesia del rattoppo.

Si interviene dove il problema è più visibile o dove esiste un incentivo, senza chiedersi se l’edificio, nel suo insieme, abbia ancora caratteristiche tecniche tali da giustificare l’investimento.

 

La vera domanda, quindi, non è semplicemente: “Quanto costa ristrutturare questa casa?”

La domanda corretta è: “Ha davvero senso investire questa cifra in questo edificio?”

Ed è una domanda che dovrebbe essere posta prima dell’acquisto, non quando il rogito è già stato firmato.

 

LA TRAPPOLA DELLA PAROLA “RISTRUTTURAZIONE”

Uno dei principali problemi nasce dall’ambiguità della parola ristrutturazione.

Nel linguaggio comune, con lo stesso termine si indica sia la semplice sostituzione dei pavimenti sia il rifacimento completo di strutture, copertura, involucro e impianti.

Ma sono interventi profondamente diversi, con livelli di complessità e costi che non possono essere confrontati.

Una ristrutturazione leggera (manutenzione ordinaria), costituita da tinteggiature, sostituzione delle finiture, pavimenti e piccole modifiche interne, può avere un costo indicativo nell’ordine degli 800 euro al metro quadrato.

Una ristrutturazione media (manutenzione straordinaria), nella quale si rifanno gli impianti, si modifica la distribuzione interna, si sostituiscono i serramenti e si interviene parzialmente sull’isolamento, può arrivare indicativamente a 1.400 euro al metro quadrato.

Una ristrutturazione pesante o restauro conservativo, che coinvolge coperture, solai, murature, consolidamenti strutturali, isolamento completo dell’involucro, serramenti e impianti, può raggiungere o superare i 2.000–2.200 euro al metro quadrato.

Naturalmente si tratta di valori medi e orientativi. Il costo reale dipende dalle condizioni dell’immobile, dalla zona, dalle finiture, dall’accessibilità del cantiere, dalla necessità di opere strutturali e dalla presenza di eventuali difformità.

Il dato importante, però, è un altro.

Quando si arriva a una ristrutturazione o restauro pesante, il costo dell’intervento comincia a sovrapporsi a quello di una demolizione e ricostruzione, che può collocarsi indicativamente tra i 2.500 e i 3.500 euro al metro quadrato.

A quel livello di investimento non basta più chiedersi se sia possibile recuperare l’edificio. Bisogna valutare se sia davvero conveniente farlo.

Spendere 2.200 euro al metro quadrato per mantenere una struttura nata cinquant’anni fa può essere corretto quando esiste un valore storico, architettonico, urbanistico o affettivo da conservare.

In molti altri casi, invece, si rischia di spendere quanto una costruzione nuova ottenendo comunque un edificio condizionato dai limiti originari.

 

PERCHÉ IL NUOVO PARTE AVVANTAGGIATO

Quando i costi della ristrutturazione pesante e della ricostruzione iniziano ad avvicinarsi, la nuova costruzione presenta vantaggi tecnici difficili da ignorare.

Costruire da zero significa progettare fondazioni, strutture, involucro, impianti, distribuzione interna e prestazioni energetiche come parti di un unico sistema.

La ristrutturazione, invece, è quasi sempre un processo di adattamento.

Ogni scelta deve confrontarsi con ciò che esiste già: murature portanti, altezze limitate, solai non perfettamente planari, fondazioni sconosciute, aperture difficilmente modificabili, ponti termici strutturali e impianti realizzati in epoche diverse.

Anche una distribuzione interna apparentemente semplice può diventare complessa.

La parete che si vorrebbe eliminare potrebbe essere portante. La nuova apertura potrebbe richiedere una cerchiatura strutturale. Lo spostamento di un bagno potrebbe essere limitato dalle quote degli scarichi. Un sottotetto apparentemente recuperabile potrebbe non avere le altezze necessarie. Una copertura che sembra ancora efficiente potrebbe nascondere infiltrazioni, legname deteriorato o strati realizzati senza continuità.

La ristrutturazione pesante è quindi un processo reattivo e in continuo divenire.

Il progetto iniziale viene continuamente verificato e adattato in funzione di ciò che emerge durante il cantiere.

Ed è proprio qui che nascono molti degli aumenti di costo e varianti non prevedibili.

 

IL PROBLEMA ECONOMICO DELLE PERIFERIE E DEI PICCOLI COMUNI

Nelle grandi città e nelle zone immobiliari più richieste, il valore elevato degli immobili può assorbire anche una ristrutturazione molto onerosa.

Se un appartamento ristrutturato possiede un valore di mercato importante, investire 1.500 o 2.000 euro al metro quadrato e sfruttare le detrazioni fiscali può avere una logica economica.

Il problema diventa più evidente nei piccoli comuni, nelle periferie e nelle aree caratterizzate da una domanda immobiliare debole.

Qui può accadere che il costo di acquisto e ristrutturazione superi nettamente il valore finale dell’immobile.

Una casa viene acquistata a 100.000 euro perché sembra conveniente. Successivamente emergono 180.000 o 200.000 euro di lavori. Aggiungendo imposte, spese notarili, progettazione, pratiche, oneri e imprevisti, l’investimento complessivo può superare il valore di mercato di una casa già ristrutturata o addirittura di una costruzione nuova nella stessa zona.

È il limbo economico di una parte consistente del patrimonio italiano.

Edifici che non sono ancora ruderi, ma che risultano troppo obsoleti per essere abitati secondo standard contemporanei senza investimenti rilevanti.

Gli incentivi fiscali hanno spesso permesso di ridurre una parte del costo, ma non possono trasformare automaticamente un edificio tecnicamente inadeguato in un buon investimento.

Un bonus può migliorare il conto economico di un intervento sensato. Non può rendere sensata un’operazione sbagliata alla base!

 

IL VERO ERRORE È CHIAMARE IL TECNICO DOPO L’ACQUISTO

Nel mio lavoro di architetto specializzato in ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche, incontro frequentemente proprietari che mi contattano dopo avere acquistato l’immobile.

Arrivano con una planimetria, alcune fotografie e un’idea abbastanza precisa di ciò che vorrebbero realizzare.

Una grande zona giorno, due bagni, una pompa di calore, il riscaldamento a pavimento, il cappotto, il fotovoltaico e magari un ampliamento.

Solo in quel momento iniziano le verifiche.

Si scopre che una parete è strutturale, che la copertura deve essere rifatta, che il piano terra presenta umidità, che l’impianto elettrico va completamente sostituito o che una parte dell’edificio non corrisponde alla documentazione disponibile.

A quel punto il tecnico può progettare, risolvere e ottimizzare.

Ma non può più correggere la decisione iniziale….

Non può restituire al cliente il potere contrattuale che aveva prima dell’acquisto.

Dopo l’acquisto, il tecnico può aiutare a risolvere i problemi. Prima dell’acquisto, può aiutare a evitarli. Questa è la vera differenza!

 

COSA PUÒ VALUTARE UN TECNICO PRIMA DELL’ACQUISTO

Una consulenza tecnica preliminare non sostituisce una verifica completa della conformità urbanistica, una diagnosi energetica, un’analisi strutturale approfondita o un progetto esecutivo.

Può però fornire un primo quadro estremamente utile.

Durante un sopralluogo, un tecnico esperto può valutare le caratteristiche generali dell’edificio, individuare le principali criticità visibili e confrontare le aspettative dell’acquirente con le reali possibilità dell’immobile.

Può comprendere se la distribuzione interna desiderata sia ragionevolmente realizzabile, se esistano murature strutturali particolarmente vincolanti, se la copertura mostri segni di degrado, se siano presenti fenomeni di umidità e se gli impianti risultino recuperabili o completamente obsoleti.

Può inoltre esprimere una prima valutazione sulle possibilità di riqualificazione energetica, criticità strutturali e fisiologiche dell’immobile.

Non soltanto indicando se sia possibile installare un cappotto o una pompa di calore, ma cercando di capire se tali interventi abbiano senso all’interno di una strategia complessiva.

Può infine individuare eventuali segnali di difformità tra lo stato dell’immobile e la documentazione disponibile, suggerendo quando sia necessario procedere con un accesso agli atti o con verifiche più approfondite.

Non si tratta ancora di progettare la casa nel dettaglio.

Si tratta di comprendere se esistano le condizioni tecniche ed economiche per proseguire.

 

UNA SPESA DI 500–600 EURO PER PROTEGGERE UN ACQUISTO DA CENTINAIA DI MIGLIAIA

Una prima consulenza tecnica pre-acquisto, comprensiva dell’esame della documentazione disponibile, di un sopralluogo e di una valutazione generale delle criticità, può avere un costo indicativo di circa 500–800 euro.

Il compenso può naturalmente variare in funzione della dimensione, della complessità e della posizione dell’immobile.

Su un acquisto da 200.000 euro significa investire circa lo 0,25% del prezzo per ottenere una lettura tecnica indipendente dell’operazione.

Una cifra minima rispetto al rischio di scoprire successivamente una copertura da rifare, un impianto completamente da sostituire, un problema di umidità, una struttura difficile da modificare o una difformità amministrativa.

Non è una garanzia assoluta contro qualsiasi sorpresa: nessun professionista serio potrebbe prometterlo sulla base di un solo sopralluogo e senza indagini invasive o verifiche documentali complete.

È però una garanzia di consapevolezza.

Permette di sapere quali siano i principali rischi, quali approfondimenti siano necessari e quale possa essere un ordine di grandezza realistico dell’intervento.

In molti casi, la consulenza consente di procedere con maggiore serenità.

In altri, offre elementi concreti per rinegoziare il prezzo.

In altri ancora, può portare a rinunciare all’acquisto.

E anche sconsigliare una casa può essere il risultato di una buona consulenza.

Meglio perdere un immobile che sembrava un affare piuttosto che acquistare un problema destinato ad assorbire tempo, risorse e risparmi per molti anni.

 

RISTRUTTURARE O DEMOLIRE? PRIMA BISOGNA DIAGNOSTICARE

Partiamo dal fatto che non esiste una risposta valida per ogni edificio.

I centri storici, gli immobili vincolati e gli edifici di pregio possiedono valori che vanno oltre il semplice confronto economico. In questi casi, il recupero può rappresentare non soltanto una scelta tecnica, ma un dovere culturale.

Anche molti edifici ordinari possono essere riqualificati con ottimi risultati, soprattutto quando possiedono strutture sane, buona esposizione, volumi adeguati e una distribuzione compatibile con le esigenze contemporanee.

Esistono però immobili nei quali la somma degli interventi necessari rende il recupero poco conveniente.

Continuare a investire per singoli interventi, senza una strategia generale, significa spesso spendere molto senza risolvere i problemi alla radice.

La soluzione non è demolire tutto.

La soluzione è smettere di decidere sulla base delle impressioni.

Prima di acquistare e prima di iniziare i lavori serve una diagnosi specifica che consideri almeno lo stato costruttivo, la vulnerabilità strutturale, le prestazioni energetiche, gli impianti, i vincoli urbanistici e il costo complessivo dell’operazione.

Solo dopo questa analisi è possibile confrontare in modo serio tre alternative: ristrutturare, demolire e ricostruire oppure non acquistare.

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